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Tredici Novembre 2015

Α13/11/2015, ParigiΩ13/11/2015, Parigi

Ci sono solo due posti al mondo dove possiamo vivere felicemente: a casa e a Parigi (Ernest Hemingway). Parigi. Che aggiungere? Il solo nome già fa viaggiare la fantasia verso un piccolo caffè bistrot lungo la Senna, un ristorantino in cima a Montmartre o a un quadro impressionista. Capitale della poesia e dell’illuminismo, ispirazione di artisti e amanti, affascinante e misteriosa come una bella donna dal volto velato da una mascherina che ne confonde i lineamenti. E ora anche ferita. Parigi soffre e il resto del mondo piange. Una ferita ancora sanguinante quella di venerdì 13. Un taglio netto, in verticale, che divide l’est dall’ovest, che brucia e pulsa, livido e infetto. Qualcosa di indelebile che continuerà a far male, anche una volta che si trasformerà in 129 cicatrici. 129 vite speciali per sempre fuse alla storia della città più affascinante del mondo.
 

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Biografia

È impossibile, se non veramente difficile, pensare a un uomo che una mattina si sveglia, fa colazione, indossa una cintura esplosiva, e va a farsi saltare in aria cercando di portare con se più persone possibili. Un atto che non si può accettare razionalmente per la sofferenza che causa, per il dolore e per le vittime. In questi ultimi giorni lo sanno bene i cittadini di Parigi, di Francia e d’Europa.
Il segno che lascia nel profondo è anche più intenso però. Questo perché nessuno può accettare che la sua vita possa finire all’improvviso, senza un motivo preciso. O meglio, un atto d’odio di tale portata, di qualcuno che arriva a farsi esplodere pur di ucciderti, non può essere accettato da chi non ha colpe, può essere capito razionalmente, ma lascia una traccia indelebile nel profondo.
Perché io? Perché lui? È odio, che non trova un motivo. Dimenticate i governi, dimenticate le guerre, dimenticate le religioni e pensate agli uomini.
Da una parte un terrorista, un uomo che deve essere pieno di rabbia per arrivare a un gesto tanto estremo (Non basta solo la fede per andare contro l’istinto di conservazione, contro la nostra stessa natura) dall’altra noi. Persone che volevano veder giocare la loro squadra o che erano a teatro, per una serata con amici. Magari con la voglia di proseguire la serata davanti a un bicchiere di vino. Vite normali e per questo speciali, che si dipanano sulla scacchiera delle scelte quotidiane. Ecco, come si può accettare che tutto quest’odio si sia riversato così, magari su un ragazzo che voleva solo vedere giocare i suoi idoli e poi andarsi a divertire con gli amici in un venerdì sera come un altro? Come si può accettare che a morire sia stato qualcuno che magari aveva i tuoi stessi progetti, ma è morto perché ha deciso di parcheggiare in una zona dello stadio piuttosto che in un’altra. Non lo si può accettare, non lo si può capire. Allora ci si affida al sovrannaturale, ci si affida al Dio, al Destino o a qualunque altra fede, ma una risposta non esiste, esiste solo la domanda. Esiste un versetto della bibbia (Isaia 21,11), ripreso anche in una canzone di Francesco Guccini, Shomer Ma Mi Llailha, in cui un uomo arriva da una sentinella e chiede «Sentinella, a che punto è la notte?», la sentinella allora risponde «Arriverà la mattina ma è ancora notte, se volete chiedere, chiedete pure, tornate quando volete». Il versetto finisce così, apparente senza risposta, come tutti i quesiti di cui ci siamo interrogati sopra. Come a voler dire che una risposta giusta non esiste. Come a volere dire che la notte sta per finire ma l’alba ancora non è arrivata, ma l’unica cosa che conta è continuare a chiedere. Perché è solo interrogandosi, solo continuando a mettersi in dubbio, non accettando ogni dettame così come viene che non ci si sveglia una mattina, si fa colazione, si indossa una cintura esplosiva e si va fare una strage. E solo la ricerca della verità che ci mantiene esseri umani. Bisogna continuare a chiedere, perché smettere di farlo vorrebbe dire accettare un giorno come questo, vorrebbe dire rendere normale, qualcosa di inaccettabile, vorrebbe dire giustificare l’ingiustificabile.

 

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