Il Manifesto della Tanatologia

10 ottobre, 2014
 
Il Manifesto della Tanatologia

di Andrea Franchini

“Tutti gli uomini sono mortali”.

Niente dunque è così universale come  la tragedia della morte e del morire. E in tutte le epoche e in tutte le latitudini esiste da sempre “lo studio della morte” che oggi si chiama tanatologia. Ma ovviamente ogni “tanatologia” si riconduce alla cultura che l’ha espressa: la morte è una sola, le tanatologie sono apparentemente infinite. Ma un tentativo di cercare una base filosofica comune è stato compiuto dalle Associazioni internazionali di tanatologia, tra cui l’IWG (L’International Work-shop Group on death , dying and bereavement) e la IATS. (International Association of Thanatology and Suicidology). E oggi esiste un Manifesto della Tanatologia che in questi ultimi anni è stato letto e commentato da molti tanatologi di vari Paesi del mondo. Il Manifesto è stato pubblicato anche nel Nostro Paese a cura del professor Francesco Campione (Manifesto della Tanatologia, Clueb  Editore, Bologna) in 5 lingue diverse.

Ci sono alcuni punti-cardine da cui il Manifesto trae la sua ossatura filosofica:

1. La morte non è solo un tema di riflessione, studio e ricerca. La morte è anche un problema esistenziale, il problema dell’esistenza umana.

2. La tanatologia può essere, allora, considerata come lo studio del “limite” di tutto ciò che appartiene all’esistenza umana, compresa la conoscenza.

3. Ne consegue che la tanatologia non può essere una disciplina delimitata, un campo pre-definito dello scibile umano.

4. La tanatologia è, piuttosto, ubiquitaria e trasversale rispetto ad ogni campo della conoscenza.

5. Essa, inoltre e per la stessa ragione, accompagna l’uomo in tutte le epoche della storia, cioè esiste da sempre come parte di ogni disciplina conoscitiva e di ogni campo dell’attività umana.

6. Ed essendo parte di ciascun insieme di attività, la tanatologia è quella parte delle conoscenze e delle attività umane che le trascende tutte verso un “oltre” che le accomuna nel limite.

Il Manifesto consta di 39 articoli diversi che affrontano la tanatologia sotto tutti i punti di vista, nel tentativo appunto di creare un binario univoco sul quale indirizzare gli sforzi di riflessione e di conoscenza. E dunque di creare una vera e propria scienza interdisciplinare: prima, si legge nel Manifesto, ” La morte c’era dappertutto ma era il lato oscuro, sempre invisibile, della vita, e agiva da ombra e nell’ombra della vita”. Certo, diventa fondamentale “formulare un criterio per distinguere la tanatologia scientifica che si è sviluppata in Occidente nell’epoca contemporanea dalla tanatologia classica da sempre esistente”. C’è differenza? Sì, la tanatologia classica affronta il tema della morte in senso “teoretico” (riflessivo), quella scientifica affronta invece il tema della morte in senso “empirico” (cioè tramite l’esperimento) e dalle conoscenze che ne derivano.

Quindi? Quindi, secondo il Manifesto della Tanatologia, ” la tanatologia classica tenta di risolvere il problema esistenziale della morte modificando l’uomo nel suo esistere, la tanatologia scientifica tenta di risolvere il problema esistenziale della morte modificando le condizioni oggettive (biologiche, personali e sociali) dell’esistenza dell’uomo”. Ma c’è un limite, comunque, e sempre: “In realtà la morte non può essere conosciuta come s’illudono di poter fare sia la tanatologia classica sia quella scientifica. La morte, come evento che tocca ai morenti e ai dolenti, non può essere replicata né con la riflessione né con l’esperimento, perché essa è qualcosa di eccezionale che riguarda in particolare qualcuno che ne vive l’emozione. E questa emozione, come ogni emozione, è unica e irripetibile, cioè non riducibile né ad un pensiero ben meditato né ad un fatto empiricamente accertato”.

Ed è questo il paradosso: si vuole rendere scienza qualcosa di assolutamente intimo e non soggetto ad alcuna classificazione. Ma l’uomo deve poter parlare della morte e deve poter trovare un insieme di conoscenze che lo aiutino a comprendere questo evento. Il Manifesto della Tanatologia colma, o prova a colmare, una lacuna importante, traghettando il discorso sulla morte dall’epoca classica ai giorni nostri. Pensando al domani.




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